Il Progetto Retroflora

Retroflora non è una bottega di fiori, è un Retrobottega.
Non è un luogo fisico, ma uno spazio interiore, un luogo dell’anima.
E’ quel retrobottega di cui Montaigne reclamava la necessità,  che, a 16 anni, aveva così colpito il mio immaginario:

“Bisogna avere moglie,
figli, sostanze e soprattutto la salute, se si può; ma non
attaccarvisi in maniera che ne dipenda la nostra felicità.
Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro,
del tutto indipendente,
nel quale stabilire la nostra vera libertà,
il nostro principale ritiro e la nostra solitudine.
Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente con noi
stessi..”

Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro” mi ripetevo, quanto amavo quell’espressione. Ripensavo alla stanzetta del cucito di mia nonna paterna, con la sua Singer e i ritagli di stoffa, alla parete attrezzata di mio nonno materno sul terrazzo, piena di vernici, viti, bulloni, e tutto l’occorrente per i suoi lavoretti di riparazione.
Io all’epoca non sapevo di cosa fosse fatto il mio retrobottega, pensavo solo che sarebbe stato così bello averne uno.
Oggi il mio retrobottega è pieno di fiori, ci sono anche delle piante, un po’ di libri, quaderni, musica e poesia.
Parte di quel retrobottega è qui, in questo progetto.

Retroflora è, innanzitutto, un retrobottega fiorito, dove i fiori non sono solo un meraviglioso ornamento, ma diventano anche un’esperienza interiore. Simbolo di gentilezza, grazia e bellezza profonda, i fiori richiamano la nostra attenzione su un linguaggio garbato, più silenzioso, più morbido, sono capaci di risvegliare i nostri pensieri migliori, di tenere alta la nostra ispirazione.
Il lavoro artigiano che accompagna il fiore è un momento in cui la nostra concentrazione rimane ferma e durante il quale si sperimenta un profondo quieto benessere.
L’osservazione dei fiori e di quello che si crea è pura contemplazione.

Retroflora è una scelta linguistica, la scelta di utilizzare parole in italiano per comporre un nome che abbia a che fare con l’argomento Fiori. Il proliferare dei “flowers”, dei “floral” e dei “fleurs” mi ha spinto a voler ri-pensare ai fiori in italiano. Bisognerebbe credo ri-agganciare, ancor prima con le parole, la ricercatezza e il gusto al modo italiano di vivere e lavorare i fiori, senza doversi necessariamente spostare con la mente in Provenza, nelle Boutique di fiori parigine, negli Shop londinesi, nelle Farm delle campagne inglesi o in quelle oltreoceano.

L’aspetto “Rétro” poi, che è parte attiva di questo nome, non si riferisce soltanto a quelle atmosfere floreali vintage evocate o agli oggetti di recupero che a me piace utilizzare per ospitare i fiori (upcycling), ma, soprattutto, a quella grazia antica, a quell’aspetto gentile del fiore, alla sua educazione, al suo potere terapeutico, spesso trascurati e/o dimenticati, tanto da sembrare appartenere a un’epoca lontana. Sensibilità, attenzione, gentilezza sono alcune delle categorie che rientrano infatti tra gli “oggetti di recupero” di Retroflora.

“Fare i fiori” è per me, in primis, una predisposizione dell’anima, un’attività carica di energia, che richiede, oltre alle qualità di cui sopra, dedizione. C’è sempre qualcosa da metterci dentro, un sentimento, un umore, un augurio, una speranza.. Si diventa interpreti del sentire altrui, si mette anche il proprio. E’ un fare che richiede empatia, che connette mondi e persone.

Retroflora è un Blog interamente dedicato ai fiori, dove “Scrivo di Fiori” e dove “Faccio i Fiori”.
E’ un prodotto integrato assolutamente artigiano: sono miei i Pensieri, Scrivo io i Post, sono io a Creare i Bouquet, i Mazzi, le Composizioni, i Piccoli Allestimenti con cui arredo il mio Retrobottega e a fare le Foto dei Fiori.

Retroflora è anche un progetto in divenire.
Retroflora è un omaggio a mia nonna che si chiamava Flora e che amava i fiori.

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